domenica 3 aprile 2011

VERBALE 14 DICEMBRE INCONTRO A PALAZZO MARINI (SALA POLI)

RIPORTIAMO DATI D'ARCHIVIO RAMMENTANDO CHE DA ALLORA IL MOVIMENTO HA RIFLETTUTO SULL'ESPERIENZA PARLAMENTARE DELLO SCORSO ANNO ; E' NECESSARIO ORA RIPRENDERE L'ATTIVITA'  , NON "GETTANDO VIA IL BAMBINO CON L'ACQUA SPORCA".




In data 14-12-2010 alle ore 13 si sono incontrati nella sede di Palazzo Marini in Roma , in una iniziativa programmata dall'On.Le Scilipoti , il gruppo di musicoterapisti di seguito elencati:-


Paola Abrescia 

Rolando P. Mancini   

Valeria Lo Nano

Di Blasi Antonella

Cotrufo Marina

Diana Facchini

Catuogno Gianluca

Ernestina Zavarella

Cinzia Della Lunga

Linda Maria Bongiovanni

Luca Marchioni

Raffaele Burchi



Scopo della riunione era quello di dare continuita' a quanto verbalizzato nell'incontro precedente del 16 e 17 novembre , di programmazione di un percorso finalizzato alla diffusione ed all'emendamento della proposta di legge dell' On.Le Scilipoti stesso.

Inizialmente , in considerazione dell'assenza dell'Onorevole , ha preso la parola Rolando P. Mancini (comitato musicoterapia democratica) che ha ripercorso le tappe pregresse dell'attivita' che ha condotto alla presentazione della proposta di legge  , richiamando le tappe storiche della situazione nazionale della musicoterapia e le normative di legge vigenti.

Rolando P. Mancini ha dichiarato che la categoria e' di fronte ad un bivio che ha da una parte una campagna di pressione per il riconoscimento della professione anche nel nostro paese e dall'altra la permanenza dello stato attuale caratterizzato da numerose libere iniziative autoreferenziali.

Rolando P. Mancini esprimeva inoltre preoccupazione in merito allo stato di precarieta' e difficolta' di molte attivita' nelle regioni in deficit , causato dalla applicazione dei rispettivi piani di rientro.

Successivamente anche Raffaele Burchi (ex dipendente consorzio Ri.Rei.)  esprimeva con toni inquietanti la condizione di contrazione  dell'occupazione  nel settore dei centri psicomedicopedagogici e  lo collegava anche all'inesistenza di una professione non riconosciuta , che conseguentemente non permette l'inserimento dell'attivita' di musicoterapia del nel prospetto degli standards degli ASP Regionali.

Alcuni dei presenti Facchini e Zavarella, propongono un ventaglio più ampio in cui la musicoterapia possa essere applicata: sanitario, sociale ed educativo.

Di Blasi aggiunge che il riconoscimento debba passare attraverso uno standard di legge per essere riconosciuta nell'ambito socio-educativo-sanitario (è quanto è avvenuto per la figura dei pedagogisti in Sicilia che per assumerli nelle ASP -azienda sanitaria pubblica- la regione ha utilizzato la suddetta strategia).



A tratti le colleghe Facchini (Isfom) e Di Blasi (Apsm) confermavano ed integravano quanto affermato. La collega Facchini  , durante la premessa di Rolando P. Mancini ,  ricordava inoltre  il percorso della proposta di legge campana e la sua approvazione e successiva abrogazione.

La collega Lo Nano (referente regionale Aiemme) , intervenendo , esortava a non eccedere in atteggiamenti vittimisti , accennando alla condizione positiva dei colleghi nella Regione Liguria , nel comparto Anffas , dove operano nel settore riabilitativo in un contesto oggettivo di riconoscimento nel settore privato ; la collega comunicava la necessita' di continuare l'attivita' di monitoraggio regionale e nazionale intrepresa e di migliorare il coordinamento delle iniziative anche in sintonia  con gli standards europei , invitando tutti a produrre documentazioni scientifiche approfondite . La collega Lo Nano esprimeva l'esigenza , nel contesto di una legge , di sottolineare l'esistenza di diversificate metodologie nel settore e di essere precisi ed argomentati , e non generici , nella descrizione degli ambiti di utilizzazione.

Lo Nano chiede ai presenti la presenza di altre Associazioni e Proietti sottolinea la  difficolta' iniziale di comunicazione da parte  di alcune Associazioni, inclusa l'Aiemme e l'apertura verso  tutti i colleghi pur di continuare un percorso legislativo.

Abrescia ribadisce che quanto espresso da Lo Nano è una visione personale e che l'Aiemme si riserva del tempo per decidere se continuare ad essere presente al tavolo.

Lo Nano chiede la funzione dell'osservatorio: Proietti e il dottor Cuschera sottolineano che chi ne fa parte ha il compito di seguire le varie commissioni parlamentari e non appena si paventa la possibilità di immettere il tema musicoterapia, l'onorevole Scilipoti la metterà all'ordine del giorno. Ciò permetterebbe di rendere sempre più visibile la musicoterapia, sensibilizzerebbe più parlamentari sul tema e la "calendarizzazione" renderebbe l'iter parlamentare più veloce.

Anche la collega Paola Abrescia (del direttivo aiemme) rimarcava la necessita' , nella elaborazione dei dati inerenti alle mappature territoriali , di una concreta elencazione dei risultati terapeutici , delle verifiche e delle misurazioni parametriche. La collega sottolineava la necessita' di coniugare il processo in atto in armonia con l'attivita' delle associazioni professionali ed il fatto che nel nostro paese esistono centrali formative  gia' affermate e di alti livelli qualitativi .

Il collega Rolando P. Mancini interveniva per ricordare che il riconoscimento di un corso non coincide con il riconoscimento di una professione , portando l'esempio del settore degli psicopedagogisti. 

La collega Facchini  , unitamente ai colleghi campani dell'Isfom ,si inseriva per esporre la condizione di disagio della musicoterapia nei centri psicomedicopedagogici della Campania e la sua preoccupazione per l'inserimento dei diplomati dei corsi nel mondo del lavoro.

Spiegava inoltre la peculiarita' dell'intervento campano , molto schierato nel sociale e particolarmente nella scuola.

Riportavano le loro opinioni in merito di preoccupazione , e di esigenza di una legge in merito , anche le colleghe Zavarella , Della Lunga , Bongiovanni , Marchioni (biomusica international).

Saltuariamente il Dott. Cuschera , della Segreteria dell'On.Le Scilipoti , inseriva piccole note relative allo stato del dibattito parlamentare relativo alla votazione sulla mozione di sfiducia al Governo.

Il dibattito si e' sviluppato sui temi accennati , con approfondimenti legati alle singole esperienze dei colleghi nel loro contesto di attivita'.

Molti propongono visibilità, la costituzione di un centro di documentazione che renda visibile l'esperienza clinica dei musico terapisti. Proietti sostiene che sia possibile farlo perché, i gruppi regionali liberi mostrano un certo attivismo: è quanto emerge da un'analisi che sta seguendo Masci .

Tutti i presenti hanno concordato nella necessita' di tutelare la figura del musicoterapista mirando ad una sua definizione approfondita e completa nel testo di legge , financo nei particolari e senza rinunciare alle competenze sanitarie della figura professionale.



materiale di archivio

INIZIA PER I MUSICOTERAPISTI UNA NUOVA FASE DOPO L'ESPERIENZA PARLAMENTARE DELLO SCORSO ANNO


Il 17 -11- 2010 un gruppo di circa 60 musicoterapisti provenienti da tutta Italia si è incontrato con l'on. Scilipoti, per avviare un dialogo sul percorso legge di riconoscimento della professione e normative collaterali.Inizialmente i musicoterapisti si sono presentati tra di loro  Rolando proietti, presidente del comitato per il riconoscimento , ha indicato le problematiche legislative ad oggi e la necessita' di unita' della categoria ,elemento anch'esso di professionalita'. L'on. Scilipoti , intervenuto in leggero ritardo a causa degli impegni parlamentari quotidiani, dopo aver ascoltato la relazione di Proietti e l'ntervento di alcuni colleghi , è partito dalla constatazione della mancanza di  un registro professionale istituzionale (non privato , come sancito dalla legge) che inquadri la categoria dandogli di fatto maggiore credibilita' ed agibilita', proponendo la necessità di stabilire un percorso formativo di base,quantificando definitivamente le ore di teoria e pratica necessari per la formazione della professione (cosi' da non assistere piu' a musicoterapisti autoreferenziali). Nei particolari ha proposto la costituzione di un registro professionale (non privato ,come sancito dalla legge) nazionale ed uno regionale (l'On.Le ha nell'enfasi parlato di albo ma e' noto che le regole europee non apprezzano laparola Ordine o albo) per la regolamentazione futura della professione, prevedendo una sanatoria per le situazioni pregresse relative alla storia professionale Il percorso necessita della collaborazione di ogni musicoterapista,con la costituzione di un gruppo di lavoro con responsabili regionali.L'elenco verrà perfezionato ed inviato dal gruppo di lavoro alla segreteria dell'On.Le.L'on. Scilipoti propone tre convegni interregionali divulgativi, rivolti al territorio per poi arrivare ad un convegno nazionale a Roma, in cui presentare auspicabilmente a senatori, parlamentari e ministri la funzione ed i risultati della professione. Una conferenza stampa potrebbe opportunamente aiutare nella diffusione dell'informazione. Tra le proposte dell'OnLe quella di realizzare possibilmente giorni della musicoterapia in varie città con "concerti di musicoterapia" da proporre alla cittadinanza con un questionario all'uscita . La bozza di proposta di legge, ancora in via di emendamento, va diffusa necessariamente al maggior numero di operatori e di cittadini possibile. Per ottimizzare l'intervento si propone la costituzione un osservatorio parlamentare sulla musicoterapia, composto da 10-15 persone che, seguendo i lavori parlamentari , proponga all'attenzione delle attivita' parlamentariargomenti significativi per la professsione ed orini del giorno da condividere. Tale osservatorio avrebbe la funzione di monitorare le attivita' parlamentari che potenzialmente sono qualificate ad ascoltare le ns richieste. Si costituisce di fatto una nuova realta' nazionale che rappresenta una soluzione di continuita' con il passato , pur inserita nelle radici delle esperienze pregresse dei singoli e delle associazioni non autoreferenziali , e cioe' un Forum Nazionale dei Musicoterapisti , ufficiale , che tratti i temi specifici della formazione e della disciplina tout court , apero a tutti e senza esclusione alcuna. Comunicati stampa dovrebbero aggiornare sull'andamento dei lavori, sul circuito nazionale curato dalla segreteria dell'on. scilipoti in costante contatto con il gruppo di lavoro. Per gruppo di lavoro si intendono i presenti e tutti quelli che hanno aderito via fax , o che aderiranno all'impostazione realizzata dell'evento.Si auspica infine l'istituzione di un giornale della categoria finalizzato alla comunicazione con la popolazione e la cittadinanza , oltreche' degli addetti ai lavori.

SI RAMMENTA CHE IL PROCESSO E' STATO SOSPESO PER UNA OPPORTUNA PAUSA DI RIFLESSIONE A CAUSA DELLE NOTE VICENDE PARLAMENTARI.
ORA RIPRENDERA' A PARTIRE DAL PRIMO MAGGIO 2011

domenica 13 febbraio 2011

INCONTRI PROGRAMMATI

FORUM EX ART 26



OPERATORI E CITTADINI UNITI!!!





SABATO 19 ALLE ORE 17 PRESSO LA CASA DELLA SINISTRA , in VIA NICOLA ZABAGLIA 46
zona Testaccio
Incontro cittadino
con LUIGI NIERI
capogruppo di Sinistra , Ecologia e Libertà alla Regione Lazio .
Si dibattera' sull'attacco alla riabilitazione ed all'assistenza ai disabili a causa della applicazione del piano di rientro economico nella Regione Lazio.
SIETE INVITATI TUTTI , OPERATORI , GENITORI ,UTENTI, CITTADINI.


IL FORUM EX ART. 26 exart26.blogspot.com
CONTATTI 327 7739443



rolando p.m.

forum ex art 26

INCONTRI PROGRAMMATI

FORUM EX ART 26



OPERATORI E CITTADINI UNITI!!!





SABATO 19 ALLE ORE 17 PRESSO LA CASA DELLA SINISTRA , in VIA NICOLA ZABAGLIA 46
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capogruppo di Sinistra , Ecologia e Libertà alla Regione Lazio .
Si dibattera' sull'attacco alla riabilitazione ed all'assistenza ai disabili a causa della applicazione del piano di rientro economico nella Regione Lazio.
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rolando p.m.

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lunedì 22 novembre 2010

Ciao, il momento è importante la musicoterapia non può stare a guardare per cui il 27 novembre 2010 sarà una bellissima giornata:

La questione sociale diventa con sempre maggiore evidenza, nel nostro Paese, una questione generazionale. Si riducono le aspettative di benessere delle nuove generazioni, crescono le divaricazioni tra i destini sociali dei giovani e tornano ad essere come un tempo determinanti le eredità familiari e geografiche nello sviluppo della personalità.

La crisi e le politiche finalizzate a contrastarne gli effetti hanno drammaticamente peggiorato la condizione giovanile, mettendo a nudo l’insostenibilità del nostro squilibrato modello sociale, perseguito più o meno lucidamente negli ultimi vent’anni con responsabilità diffuse.

Un mercato del lavoro duale, che espelle i lavoratori con contratto precario e a termine lasciandoli privi di tutele in tempo di crisi – gli stessi che “sottoimpiega” e precarizza nei momenti di “crescita” -, che mostra una cronica incapacità di impiegare produttivamente la generazione più qualificata della storia della repubblica, e che contribuisce alla crescita della diseguaglianza dei redditi.

Chi non può contare sulla protezione familiare è esposto al rischio povertà con livelli allarmanti nel Mezzogiorno, dove si concentrano inoccupazione, precarietà, sottoinquadramento, abusi, nero e economia criminale. Si assiste ad un ritorno della disoccupazione di massa, all’estendersi della sottoccupazione e di quel grave fenomeno di inattività “totale”, per cui si stima che oltre due milioni di giovani italiani non siano inseriti né in un percorso formativo né nel mercato del lavoro.

Gli effetti sul modello di sviluppo sono chiari: si sacrificano le forze più innovative, contribuendo a definire il destino di un paese più iniquo e meno dinamico. Dove, per la prima volta dal dopoguerra, la condizione dei figli rischia di essere peggiore di quella dei padri.

La precarietà non si riduce alla sola dimensione lavorativa e non si esaurisce nel rapporto tra singolo lavoratore e datore di lavoro, ma investe l’intera sfera delle scelte di vita degli individui. Una precarietà “esistenziale” che mina le potenzialità espressive e creative di ciascuno, alterando persino i tempi “biologici”: dalla scelta di formare nuove famiglie e famiglie “nuove”, all’affermazione dell’autonomia e della responsabilità individuale.

Basta con “i giovani disposti a tutto” pur di sopravvivere! Adesso siamo disposti a tutto pur di cambiare e migliorare questo Paese! Chiediamo rispetto, dignità, pieni diritti sul lavoro e autonomia dalla famiglia!

Nell’attuale modello di sviluppo, l’etica del lavoro sembra aver perso ogni significato. La nostra generazione è rimasta intrappolata in un sistema dominato dalla logica della cooptazione, impossibile da combattere individualmente. Istituzioni e organizzazioni collettive non sono riuscite a contrastare efficacemente questi modelli, e spesso hanno finito per assecondarne i meccanismi clientelari e familistici.

D’altra parte, essere dipendenti dalla famiglia d’origine in Italia non significa solamente la possibilità o meno di avere una casa o di accedere a quei servizi che un inefficiente e imperfetto sistema di welfare non e’ in grado di offrire, ma anche che sarà la rete di legami sociali familiari a consentire di trovare un lavoro, bloccando spesso qualsiasi forma di mobilità sociale e anche di creatività e rinnovamento nei più diversi settori economici e anche nelle aree più ricche del Paese. Un’immobilità che è fattore determinante del declino.

In questa fase di crisi, le forze sociali e collettive devono avere il coraggio e la forza di invertire la rotta, promuovendo la valorizzazione del merito, il rispetto delle regole, le garanzie di trasparenza: mutamenti nel costume necessari per combattere l’ingiustizia sociale e restituire libertà alle nuove generazioni.

Vogliamo affermare una rinnovata etica nei comportamenti pubblici e privati, come base della difesa dei diritti individuali e collettivi, per un diverso modello di sviluppo che comporti nuovi investimenti, nuove scelte economiche e nuove tutele sociali.

Alla nostra generazione è stato detto che formarsi avrebbe comportato maggiore “occupabilità”, più libertà di scegliere tra diversi lavori, maggiore reddito, più possibilità di districarsi in un mercato del lavoro altamente flessibile. La realtà è un’altra: un’intera generazione ha studiato, ha conseguito lauree, specializzazioni, master e dottorati per poi scoprire che il sistema produttivo italiano non riesce ad aprirsi alle nuove competenze, ed essere troppo spesso costretta a cercare altrove le possibilità di una realizzazione individuale all’altezza delle proprie ambizioni e aspettative.

Anche la rigida distinzione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale è ormai fuorviante e superata: è evidente che, nei processi di lavoro, entrambi vengono penalizzati dalla scarsa qualità dell’organizzazione del lavoro e dei beni e servizi prodotti, dalla mancata valorizzazione del lavoratore e delle sue conoscenze, dal basso grado di dialogo sociale.

Oggi la crisi economica si combina con scelte politiche miopi, volte a restringere ulteriormente le opportunità di esercitare professioni intellettuali: da un lato vengono introdotte ulteriori misure corporative per l’accesso alle “professioni protette” e dall’altro si continua a disconoscere l’universo delle “professioni non regolamentate”. Il quadro è drammaticamente aggravato dai continui tagli all’università, alla ricerca, alla scuola, all’informazione, all’editoria, alla cultura, al cinema, agli archivi, ai musei, al patrimonio culturale, artistico e ambientale.

Una politica lungimirante dovrebbe investire proprio su questi settori, affinché il Paese trovi all’uscita dalla crisi le condizioni di uno sviluppo migliore rispetto a quello perseguito in precedenza. Non vogliamo rassegnarci al pessimismo e al disincanto irresponsabile che viene predicato con fare paternalistico e spesso interessato: non lo accettiamo per noi ma soprattutto non lo accetteremo per i nostri figli!

Chiediamo che si affronti con decisione la “questione generazionale” che sta maturando, forse ancora inconsapevolmente e silenziosamente, nel Paese.

Il Futuro è dei giovani e del lavoro. Diritti e più democrazia, cosi’ recita lo slogan della manifestazione che la Cgil ha convocato per il prossimo 27 Novembre.

Chiediamo una riforma degli ammortizzatori sociali che sappia rispondere ai cambiamenti del mercato del lavoro e alle trasformazioni della società italiana.

Chiediamo misure immediate per contrastare il precariato e la disoccupazione giovanile.

Chiediamo che la flessibilità non sia sinonimo di precarietà e solitudine del lavoratore ma sia accompagnata da misure di regolazione e di protezione sociale.

Affrontare di petto la questione generazione oggi significa dare una speranza e un futuro al nostro paese. Occorre una decisa politica dello sviluppo che sposti risorse dalle rendite agli investimenti produttivi per un modello economico innovativo e sostenibile; occorre dare diritti e tutele a tutto il mondo del lavoro, a prescindere dalla tipologia d’impiego;

Chiediamo che il Sindacato allarghi la propria base di rappresentanza a tutto il mondo del lavoro, estendendo la contrattazione collettiva alle forme di lavoro non subordinato, chiediamo al Sindacato di promuovere nuove politiche sociali che favoriscano una maggiore autonomia e mobilita’ delle persone, a partire dalle nuove generazioni.

E’ un impegno rivolto al futuro, che potrà essere onorato solo se la nostra generazione contribuirà direttamente ad una nuova stagione di mobilitazione e di conquiste sociali.

Troppo spesso, negli ultimi anni, abbiamo commesso l’errore di cercare risposte individuali a problemi collettivi. Ma ormai si é infranta per sempre l’illusione della salvezza individuale: senza un’azione collettiva e diretta dei giovani, anche in presenza di una nuova attenzione delle organizzazioni sociali, non si produrranno i necessari profondi cambiamenti di cui ha bisogno la società italiana.

Per questo, il 27 novembre, saremo affianco ad una Cgil che vorremmo sempre al nostro fianco, occuperemo lo spazio pubblico, per affermare attraverso la nostra libera partecipazione la soggettività di una generazione che non fugge e non diserta, ma che anzi vuole essere protagonista di un nuovo patto sociale tra le generazioni e di una nuova stagione per l’Italia.


Promotori:

Salvo Barrano, 34 anni, archeologo free-lance

Martina Di Simplicio, 32 anni, psichiatra, dottoranda di ricerca presso l’Universita’ di Oxford

Emanuele Toscano, 34 anni, e’ ricercatore a tempo determinato in Sociologia all’Universita’ La Sapienza di Roma

Mattia Toaldo, 32 anni, e’ assegnista di ricerca in Scienze Politiche all’Universita’ di Roma III

Peppe Provenzano, 28 anni, ricercatore presso lo Svimez


Per informazioni e adesioni: appello27novembre@gmail.comQuesto indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

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martedì 19 ottobre 2010

MUSICOTERAPISTI ADDIO?

- Di http://musicoterapie.over-blog.com/
Postacchini Pier Luigi, Spaccazocchi Maurizio, *MUSICOTERAPIA: Scientifica o Umana?
Con questo scritto ci permettiamo di esprimere alcune considerazioni, maturate nel lungo corso degli anni che ci hanno visti coinvolti come docenti formatori nel mondo professionale della musicoterapia.

I tanti anni di lavoro nel settore, i costanti interscambi fra docenti e allievi, i tanti testi, articoli e saggi scritti e letti, i tanti convegni nazionali e internazionali presenziati, le tante tesi sostenute come relatori e le altrettante criticate come contro relatori, ci hanno portato a credere che, forse, la “postura” teorico-scientifica, o meglio ancora sarebbe dire: i vari modelli scientifici che le tante scuole di musicoterapia italiane e straniere, che le varie teorie scientifiche indicate da isolati gruppi di lavoro o addirittura da singoli operatori (musicoterapisti e musicoterapeuti), sono teorie che, crediamo, stiano sempre più rischiando di apparire altisonanti, appesantite, cariche di un sapere che spesso, invece di sintonizzarsi con le prassi, si allontana da queste, si trasforma in costrutto teorico incoerente, in un sapere che molto spesso impoverisce le stesse pratiche che dovrebbe, logicamente e con coerenza, sostenere.

In queste nostre osservazioni e considerazioni non c’è assolutamente nessuna intenzione di offendere nessuno (scuole, docenti, operatori, ecc.), c’è solo un grande e appassionato invito ad una vera e propria importante riflessione sulla base di questo che crediamo possa essere un principio di base:

Per dimostrare valore, ogni vita, come ogni azione quotidiana o professionale, ha bisogno di praticare coerenza, e la coerenza è visibile in tante cose e quindi anche nel rapporto fra prassi e teoria.

Siamo convinti che questo rapporto, in musicoterapia, nelle musicoterapie, abbia sempre mostrato un certo conflitto, poca linearità, quasi a voler far emergere, speriamo involontariamente, un’azione teorica limitata o a volte forse troppo ingigantita.

Ecco quindi di seguito il nostro pensiero, le nostre riflessioni, sbagliate o corrette che siano per il lettore.

Il problema

Da anni il mondo della musicoterapia si sta impegnando per disegnarsi addosso un abito sempre più scientifico. È il bisogno di rivestire le sue tante e diverse prassi con modelli o criteri scientifici che purtroppo, molto spesso, non le sono propri e forse nemmeno pertinenti, poiché le sue molte e variegate pratiche non sempre e non obbligatoriamente riescono a trovarsi in sintonia con teorie che cercano di contenerle e sostenerle e che, di frequente, sono riprese o interamente condivise da paradigmi esterni al mondo della musicoterapia stessa.

A volte si potrebbe pure parlare di una vera e propria condotta schizofrenica fra il fare e il sapere in musicoterapia, in cui il sapere viene molto spesso indicato come un lineare tracciato teorico collegato alle prassi, come un leitmotiv è collegato intrinsecamente alla sua opera.

No, non è sempre e nemmeno così evidente!

Questa intrinseca relazione fra prassi e condotta scientifica, si potrebbe esasperare ancor di più se poi si tratta di un fare che è davvero intrinseco all’umano, al bisogno umano, alle relazioni umane che, appunto, proprio perché umane non possiamo pretendere che siano, di conseguenza, obbligatoriamente scientifiche, cioè nel senso che comunemente diamo alla parola scienza. E la musicoterapia è una di queste, è prima di tutto una prassi, una buona prassi almeno giudicando le operatività più diffuse e note.

In breve ci sentiamo di proporre una serie di domande che mettono in evidenza il problema fra teoria e prassi nell’esperienza in musicoterapia e che, anche se non troveranno delle vere risposte in questo scritto, speriamo almeno che possano funzionare come stimolo per un dibattito, per uno scambio di idee sulle reali possibilità che la terapia musicale ha di essere o di attribuirsi il valore di pratica scientifica:

* Quanta coerenza esiste fra l’impianto teorico e l’applicazione pratica della musicoterapia nei suoi vari settori di applicazione (neurologia, neuropsichiatria, psichiatria, età evolutiva, terza età, gravidanza, oncologia, malattia terminale, gestione del dolore, ecc.)?
* In termini più specifici, tanto per indicare alcune note scuole, sulla base di quale criterio scientifico è possibile sostenere il concetto di ISO musicale benenzoniano?
* Sulla base di quale criterio scientifico è possibile parlare di musicoterapia creativa nel metodo Nordoff-Robbins?
* La musicoterapia è scientifica come prassi o diventa tale solo sulla base della formulazione di criteri applicativi che si rifanno più a teorie che, a volte, non le sono nemmeno proprie?
* La musicoterapia, visto che esiste in modo tangibile come buona prassi, ha bisogno di scientificità per se stessa o piuttosto perché ha l’ardire di essere riconosciuta in alcuni ambiti della sfera ufficiale della medicina?
* E ancora, perché attribuire anche forzatamente un principio di scientificità quando le prassi in musicoterapia risultano essere umanamente corrette?
* Se lo scopo della musicoterapia consiste nella ricerca del bene della persona e se le sue buone prassi sono utili all’uomo, perché spingere il suo saper fare verso una sapere teorico che di frequente non gli si addice?
* E infine, ma è così impensabile una musicoterapia che si attesta semplicemente su un fare e sulla formulazione di un sapere umanamente corretti?
* Ecc.

Con queste e altre possibili domande che sono semplici per quanto coerenti e motivate, vorremmo tentare di promuovere una visione delle prassi in musicoterapia come un insieme di tanti modi di fare che piuttosto di essere sostenuti da principi teorico-scientifici “forzati” o “imposti”, siano sorretti da una corretta applicazione secondo i più comuni criteri di umanità, secondo i più semplici ed onesti mezzi e modi che la conoscenza, rac-colta dal cumulo di prassi, mette a disposizione dell’operatore, sia esso musicoterapista o musicoterapeuta.

In altri termini, se la scienza si avvale di una forte credenza dei principi generali di un determinato campo del sapere, la prassi in musicoterapia si avvale della sua esperienza, della sua conoscenza, del suo stile relazionale, della applicazione di uno stretto rapporto fra qualità-quantità della materia sonoro-musicale e qualità-quantità dello specifico e ben determinato bisogno umano.

La correttezza applicativa del fare in musicoterapia non ha bisogno di una teoria forzata, quanto piuttosto di una costante com-prensione e re-visione del rapporto fra il cliente, il terapeuta e il mezzo sonoro-musicale utile in quella sola, unica e umana relazione.


È umano

È un bisogno dell’uomo tentare di tradurre in criteri logici, in pensieri coerenti le proprie esperienze, le proprie pratiche, il proprio saper fare in sapere più o meno teorizzabile, definibile come un ragionato insieme di espressioni che possano dimostrare un’avvenuta riflessione, una accurata meditazione, un’attenta analisi utile per valutare quanto e come quel fare sia o no passato attraverso il filtro del dire, del definire, del com-prendere.

È insito in ogni uomo, in ogni cultura, il passaggio o meglio ancora la traduzione di una condotta del fare in condotta del capire, sintetica, riflessiva, raccoglitrice, analitica, modellatrice, che a diversi gradi, quantitativi e qualitativi, può anche definirsi pensiero teorico, corpus teorico.


Metodo scientifico VS Buone prassi

Crediamo però che ci siano dei distinguo da fare tra il bisogno di riflettere e di sintetizzare in scientia (termine latino per dire conoscenza) e il brutto costume di applicare anche a buone prassi l’etichetta di metodologie scientifiche, di paradigmi scientifici che avrebbero il compito di sostenere il valore di prassi e che, essendo già buone prassi, non avrebbero proprio alcun bisogno di essere marchiate come azioni scientificamente corrette.

Senza addentrarci negli studi sulla scientificità della scienza (es. quelli di Thomas Kuhn[1] ed altri) che ci confermerebbero, tanto per citare qualche aspetto:

* la labilità stessa del paradigma come concetto di base,
* la forte credenza di una comunità in una matrice disciplinare che non sempre può definirsi storicamente e geograficamente scientifica,
* gli strumenti e mezzi scientifici da utilizzare,
* i principi filosofici e metodologici,
* ecc;

possiamo dire che esistono delle pratiche umane che, proprio perché umane, vivono della loro pertinente caratteristica: unicità, varietà di bisogni, di modalità, di mezzi e di modi di fare e che, proprio per questa natura umana, non possono affidarsi ad una metodologia unica, standardizzata, ripetibile in più occasioni, quasi come una ricetta medica o, se vogliamo, di cucina.

Infatti, tanto per fare un esempio banale, la stessa aspirina non fa gli stessi effetti a due diverse persone che accusano lo stesso male, come la stessa ricetta di cucina preparata in due diverse case non offre lo stesso identico risultato sia in termini di gusto che in termini di appagamento della fame a due persone se pur ugualmente affamate.

Alcune volte abbiamo la netta impressione che certi principi metodologici applicati dalle tante scuole di musicoterapia siano quasi più scorretti e meno coerenti delle tante culture sciamaniche che da secoli hanno applicato la musica per curare i loro simili in stato di sofferenza.

Se si pensa che la parola sciamano deriva dal tunguso-mancese (Russia, lago Bajkal) saman, originata dal verbo sa (che vuol dire sapere come nel francese savoir, nello spagnolo saber) e che dunque ci si affida ad una antica conoscenza o scientia, ci viene da pensare che a volte la musicoterapia non voglia avvalersi proprio del suo sapere, di una sua conoscenza motivata da buone prassi e che, al contrario, preferisca appellarsi a saperi extra, purché ritenuti o creduti come forti principi metodologico-scientifici.

E inoltre giusto sapere che pure le parole inglesi witch e wizard (strega, stregone e maga, mago) derivano da una radice indoeuropea che significa vedere o sapere (che ritroviamo anche nel latino videre, nel tedesco wissen che vuol dire sapere) e che dunque alla base di queste pratiche popolari si intravedeva il senso di saggezza, di pratica condotta da un uomo saggio, da una donna saggia.

Che la musicoterapia manchi di saggezza, in questo non affidarsi alla formulazione di teorie e conoscenze proprie? Che la musicoterapia abbia forse paura delle sue conoscenze acquisite negli anni?

Che ci sia forse, da parte della musicoterapia, il timore di affidarsi alle proprie conoscenze acquisite dal momento che si appella alla credenza scientifica?

Leo Rutheford definisce lo sciamanesimo come un sistema di non credenze che si avvale della profondità della valorizzazione della conoscenza acquisita nel superamento delle prove:


“La conoscenza funziona, supera le prove e resiste al tempo, si rivela dall’interno, diversamente dalle credenze che si acquisiscono dall’esterno, dagli altri. Le guerre si combattono per affermare credenze, dogmi e dottrine, mai per la conoscenza.” [2]


Perché allora non dare più fiducia alle proprie conoscenze, perché non modellizzare[3] le proprie prassi, perché non credere alle buone prassi che maturano nel tempo e con il tempo, piuttosto che “ammalare” il proprio fare con credenze scientifiche non proprie, con l’applicazione di criteri teorici che molto spesso non sono in sintonia con quello che ha di per sé una scientia, ovvero una conoscenza che si preferisce occultare piuttosto che farla emergere nella più sincera, onesta e umana chiarezza?


Alla ricerca forzata di un paradigma

Una cosa è riflettere nel tentativo di ordinare al meglio le proprie prassi, e un’altra è forzare il proprio saper fare per costringerlo ad incanalarsi dentro un paradigma scientifico che ben poco ha in comune con quelle prassi e che, di conseguenza, si dà forma ad una falsa relazione che sta in piedi solo nella mente di chi l’ha promossa o all’interno del gruppo dei “credenti”. Questa falsa relazione, nel momento in cui si attesta come base teorico-scientifica, marchia l’operatore musicale terapeutico di un falso saper essere che può quindi rendere critica e criticabile la sua stessa figura professionale globale.

Nella nostra cultura occidentale europea sembra manifestarsi, sempre con più frequenza, un vizio che potremmo definire con il termine di patologia della mentalità scientifica: tutto quello che si pratica ha ragion d’essere solo se si appoggia ad un modello scientifico pre-costituito, che funzioni come un vero e proprio sostegno teorico, pensiero giustificante di un determinato insieme di prassi, comportamenti, osservazioni, relazioni, redazioni, mezzi, materiali, setting, ecc.

È anche vero, purtroppo, che sembrano “vendersi” meglio le proprie prassi all’interno di un pacchetto teorico-scientifico che, più di altri, si avvale di una forte credenza da parte di una determinata comunità o del gruppo di addetti ai lavori.[4]

Come è altrettanto vero che ogni forma di prassi, ha bisogno di tradursi pure in una riflessione, in un pensiero che tenta di ordinare, almeno coerentemente e con dignità umana, un modello comportamentale, un insieme di mezzi e di materiali, uno stile operativo e relazionale, ecc.

Quindi tentare di raccogliere in criteri onesti e lineari il nostro fare è cosa utile purché non sia azione forzata, costretta, che serva solo a “vestire” chissà di quale scientificità ciò che umanamente avrebbe comunque lo stesso valore, senza per altro “sporcarsi” di teorie e paradigmi inutili, poco coerenti e corretti, dunque dis-umani.

Una cosa è cercare di rendere sempre più corrette le nostre prassi e un’altra cosa ancora è “colorare” il nostro fare con assunti teorici, con finte coerenze che non provengono, non emergono realmente dal nostro reale operato.

Secondo noi ogni scuola di musicoterapia, oggi che è ancora in tempo, dovrebbe rileggere con assoluta libertà e semplicità d’animo, i suoi basamenti teorici, le sue modellizzazioni, le sue teorizzazioni e chiedersi davvero, a mente sgombra e non colta da “falsa credenza”, quanto la sua “architettura teorizzante” sia in accordo con le sue prassi.

Indossare abiti che non sono stati tagliati su misura, anche se questi sono belli e ricchi, è comunque mostrarsi per quelli che non siamo. E se a volte il corpus, il saper fare risulta povero non lo è perché è povera la sua prassi, ma perché lo impoverisce il suo abbigliamento teorico, quell’aurea che “colora” troppo ma che, nello stesso istante, “sporca” pure troppo la coerenza, l’umana sanità mentale che deve intercorrere fra il sapere teorico e il fare pratico.

È questo il momento, crediamo, anche coraggioso ma altrettanto bello e liberatorio, per “scrollarsi” di tutti gli apparati teorici e metodologici che non sono palesemente in accordo con la nostre prassi in musicoterapia.

È questo il momento di far “evaporare” quel pro-fumo teorico che rischia di far “puzzare”, nel tempo, la credibilità di una professione così difficile per quanto così umana (il nostro saper essere).

È questo il momento di darsi una teoria, se pur semplice, se pur elementare, ma corretta, in sintonia, dedotta veramente dal fare e non dalle più ufficiali scuole di credenza e nemmeno da teorie esterne che possono sostenere un angolo o un sol punto di una ben più articolata pratica musicale terapeutica.

Continuare a “sporcare” le prassi musicoterapeutiche con teorie improprie, con modellizzazioni iper-articolate, con schemi osservativi iper-minuziosi (su tematiche a volte marginali), con teorie o analisi del sonoro-musicale a volte banali e altre volte cariche di astruse e inutili complessità, ecc…, significa continuare a dare una idea irreale e impropria delle professionalità in musicoterapia, a mostrare incoerenze che prima o poi, come un boomerang, si rivolgeranno contro il mondo musicale terapeutico.

La correttezza, la sanità professionale e mentale di una scuola (intesa sia come mentalità che come una vera e propria istituzione di formazione) si reggono sulla coerenza, sulla sincerità, e quindi, anche inevitabilmente, sulla giusta e interconnessa relazione fra prassi e teoria.

Scientia descendit in mores

Se è vero il detto latino che dice: la conoscenza si traduce in consuetudini e che ora possiamo anche riformulare con il pensiero si manifesta attraverso i suoi prodotti, attraverso le sue prassi, è dunque altrettanto vero che le prassi, i prodotti del fare umano contengono un pensiero, sono espressioni di conoscenza. Una conoscenza che a volte, alcuni non sanno estrarre, ma che di fatto è lì presente, implicita, da esternare.

Ecco allora perché un insieme di comportamenti non può venir giustificato attraverso una forzatura teorica, attraverso una costrizione che impone di interpretare un determinato saper fare come prassi sostenuta da un modello scientifico precostituito.

Ogni pratica, ogni condotta attiva, se analizzata con coerenza e pulizia mentale, nasconde i suoi principi, i suoi criteri, le sue metodiche, la sua ragion d’essere. E una volta analizzata una prassi, e giunti pure ad una sua definizione di scientia (di conoscenza), non per ciò, abbiamo il diritto o l’obbligo di definirla come condotta che può avvalersi del marchio di scientificità.

Quindi superando la patologia della mentalità scientifica, anche se non abbiamo l’obbligo di definire il nostro fare un fare scientifico, sapremo comunque con sicurezza di essere, sul piano professionale, molto più corretti nel nominare quel fare per quello che è, e cioè:

quell’insieme di prassi che, nella loro applicazione, permette di ottenere un determinato risultato, in quel determinato contesto e con quei determinati soggetti.

Poi, come abbiamo già detto, se si tratta di una prassi che lavora con la diversità, che è tra l’altro insita nell’uomo e tanto più nell’uomo diversamente abile, se si lavora con una materia aperta e vibrante come il suono e la musica, se si opera sulla base di prassi musicali che possono mutare di soggetto in soggetto a seconda delle sue dot-azioni, si comprende pure come una veste di rigida scientificità possa addirittura risultare umanamente e logicamente “antiscientifica”.



Musicoterapia umanamente corretta

È dunque umano ed è corretto cercare di interpretare il proprio fare, le proprie condotte, ma è altrettanto disumano e scorretto volerle “vendere” per quelle che non sono.

Le buone prassi sono efficaci e giuste anche senza quel patologico marchio di falsa scientificità, impressa come una griffe sull’habitus professionale che indossiamo. Intendendo per habitus, l’habĕo, cioè quello che è stato da noi acquisito grazie all’esperienza.

Da tutto ciò possiamo e vogliamo sperare che il rapporto fra il buon saper fare e buon saper essere della professionalità terapeutica possa, prima possibile, ri-formarsi con coscienza, dal latino conscièntia, formato da cum e scìre che significano essere consapevoli, cònsci.

Si tratta di avere coscienza, di affrontare il rapporto prassi-teoria con una forte presa di coscienza e di conoscenza, che poi si traduce in quella reale consapevolezza di ciò che stiamo facendo, di ciò che sta avvenendo in noi e negli altri.

La musicoterapia non ha alcun bisogno di appellarsi a scuole di scienza tout-court, ma ai tratti pertinenti di una con-scièntia, cosciente e consapevole, dunque logica e coerente.

La terapia musicale non può far altro che affidarsi a quel cognòscere che permette di far emergere dall’esperienza cosciente la dote di selezione del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto, del sano e dell’insano, del fare e del dire.

Non può esistere al mondo una terapia musicale che si affida ad una cultura che vuol rendersi occulta, tendente cioè ad occùlere, a sottrarre con un velo agli occhi altrui, a nascondere!

Un incoerente rapporto fra prassi e teoria porta, nel tempo e inevitabilmente, ad occultare la stessa coscienza professionale degli operatori, dei formatori, rendendoli in-coscienti, i-gnari, mancanti di quella consapevolezza che invece richiede una umana professione come quella di cui stiamo trattando.

È un obbligo di tutte le figure professionali di questo settore: fare in modo che la musicoterapia non sia ignobile (dal lat. in privativo e gnòbilem, nòbilem, conosciuto e nobile) e che quindi s’avvicini sempre più ad acquisire una nobile conoscenza, cioè ad assumere quella consapevolezza e quella coscienza che possono renderla sempre più coerente, più logica, più sana, quindi più gnòbile e nobile.

Ecco perché è giusto scendere dal piedistallo di una falsa o pesante scientificità, per salire su quello, ancora più alto, di una corretta umanità.


Pier Luigi Postacchini, Maurizio Spaccazocchi

*Contributo pubblicato in:

http://www.progettisonori.it/spaccazocchi/Musicoterapia/index.htm

[1] Cfr. Kuhn T., La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, Torino, 1999; Le rivoluzioni scientifiche, Il Mulino, Bologna, 2008, ecc.

[2] Rutheford L., Sciamanesimo, Ed. Armenia, Milano, 1996, p. 16.

[3] Noto fu il tentativo di modelizzazione svolto da Mauro Scardovelli sulle prassi della musicoterapeuti Giulia Cremaschi, le cui prime riflessioni sono presenti in Scardovelli M., Il dialogo sonoro, Cappelli, Bologna, 1992, pp. 125-136.

[4] In questi casi, quando la credenza è solo forte credenza senza rapporti con una buona prassi, la distinzione fra musicoterapia e setta musicoterapeutica è davvero labile.

domenica 17 ottobre 2010

proposta di legge

Gentile Presidente ,



le invio la Proposta di legge in oggetto , alla quale hanno collaborato negli anni numerosi musicoterapisti dipendenti di centri psico medico pedagogici e membri di associazioni anche iscritte al Colap , al fine di una accoglienza positiva come BASE DI PARTENZA per l'obiettivo comune in un settore importantissimo per il bene comune.
Auspichiamo una totale collaborazione costruttiva anche in relazione alla trasversalita' potnzialmente relalizzabile , essendo la proposta gia' stata sottoposta positivamente agli schieramenti politici e sindacali.
E' quanto mai professionale e qualificante che questo obiettivo venga raggiunto unitariamente dal lavoro autonomo e dal lavoro dipendente , nella maturita' di un settore professionale maturo , che comprende quando e' il momento di accantonare concorrenzialita' e personalismi obsoleti e datati.
Da parte mia , da parte dello staff dell'OnLe Scilipoti , da parte dei comitati e del sindacato , dal fronte dell'utenza e delle forze sociali , totale disponibilita' costruttiva nel rispetto dei propri essenziali ruoli nello sviluppo del settore delle professioni protette dove sono previste "riserve" (tra le quali quelle di interesse terapeutico).

Chiaramente disponibile a contatti ed approfondimenti , le invio

cordiali saluti

Rolando Proietti Mancini
musicoterapista
Opera Don Guanella
Presidente Comitato Nazionale MusicoterapiaDemocratica
collaboratore Rete dei Professionisti Precari Nidil Cgil Nazionale
Membro del Comitato Direttivo CGIL Roma Nord Sanita' Privata
staff OnLe Scilipoti

Vol III n.61

CAMERA DEI DEPUTATI

PROPOSTA DI LEGGE
SCILIPOTI: Disciplina della musicoterapia e istituzione della figura professionale del musicoterapista (3761)
Per monitorare l’iter di questa proposta di legge clicca qui
deputato SCILIPOTI profilo del deputato clicca qui
“SULLA MUSICOTERAPIA E SULLA FIGURA PROFESSIONALE CORRISPONDENTE”

Presentata XVI Legislatura

Onorevoli Colleghi!
Di fronte ad evidenti fenomeni di difficoltà e disagio in ampi settori sociali riguardanti l’area della comunicazione, dell’espressività della gestione emozionale (particolarmente nei settori adolescenziali e nell’area immigratoria), riteniamo necessario sollecitare un percorso di innovazione nel campo dell’intervento sociale individuando una figura professionale specializzata nella comunicazione non verbale, espressiva e sonora: il MUSICOTERAPISTA.

La musicoterapia è una modalità d’approccio sensoriale che utilizza l’elemento sonoro con finalità terapeutiche e preventive per intervenire su un certo numero di disagi fisici, psicologici e psicopatologici. In questo particolare ambito, l’obiettivo terapeutico deve essere distinto da un risultato propriamente musicale. Un percorso attraverso il quale si accudisce un individuo o un contesto collettivo, attraverso la stimolazione delle sue capacità creative, per trovare nuove sintesi dei suoi modelli interpretativi del mondo, non può non essere considerato anche “terapeutico”. Ma questo termine non ha necessariamente in questo caso un’accezione solo “clinica”; vuole semplicemente sottolineare quanto il benessere del soggetto passi anche per un’armonizzazione delle sue maniere di comunicare con il mondo esterno e di autopercepirsi non solo secondo codici verbali, ma anche corporei. Molti luoghi comuni descrivono infatti il corpo come un’area di esclusiva pertinenza medica o biologica, senza tenere conto che molte recenti ricerche dimostrano quanto anche il corpo si esprima secondo codici culturali e quanto, molto spesso, si conviva inconsapevolmente con diversi e tra loro conflittuali schemi di relazione corporea, anch’essi culturalmente definiti.

Non esiste un solo metodo musicoterapeutico, ma numerose pratiche molto diverse fra loro, in cui lo scopo finale e unico, è quello di mantenere e migliorare la salute mentale e fisica di tutti i soggetti di cui si occupa. Ciò è possibile perché la musica ha il potere di entrare direttamente in contatto con l’uomo, per cui la musica ha una funzione terapeutica naturalmente emanata.

A livello internazionale è stato, ancora una volta, possibile osservare la validità degli interventi musicoterapici impostati nel rispetto dell’utente e nella tutela della professione, nonché il coinvolgimento attivo di numerose associazioni di settore, di famiglie, forze politiche e sociali , centri di ricerca.

In ambito territoriale e stato possibile verificare la diffusione e la consistenza delle attività di musicoterapia nel territorio, nelle scuole, nei centri di riabilitazione, nelle case-famiglia, nei centri diurni e la necessità di tutela dell’utenza e della professionalità.

Nel presentare la Proposta di Legge sulla figura professionale del Musicoterapista esperto in comunicazione espressivo-sonora nell’area preventivo-riabilitativa, si intende rammentare che il confronto costante con soggetti fortemente colpiti nel proprio funzionamento personale e sociale (fisico, psichico e psicofisico), richiede necessariamente l’acquisizione di strumenti tecnici utili alla gestione delle dinamiche del singolo, della famiglia e del gruppo. Nel percorso educativo e riabilitativo è possibile intervenire con pazienti privi di parola, con potenzialità esclusive in ambito non verbale, con gravi problematiche di ordine psicologico e relazionale. A tali pazienti non possiamo offrire solo il tradizionale lettino terapeutico o il classico tavolo di lavoro, essendo spesso persone non collaboranti, a volte aggressive ed autolesioniste; dobbiamo invece intervenire con tecniche appropriate finalizzate ad innescare essenziali dialoghi comunicativi non verbali.

Si chiude così un percorso trentennale che ha visto coinvolti numerosi centri socio-sanitari in ambito inter-infra-transdisciplinare e si apre una nuova fase della ricerca applicata in riabilitazione e prevenzione, aperta alla definizione delle nuove figure professionali non mediche, nel rispetto dell’utenza e delle professionalità. La fase che inizia, opportunamente transitoria, abbisognerebbe, nel lungo periodo, di opportuni aggiustamenti tipici delle situazioni che necessitano di ulteriori approfondimenti e conoscenze da parte del Legislatore.

ART. 1 – FINALITA’
1. La musicoterapia è una attività psicopedagogica, un intervento socio-sanitario, un trattamento riabilitativo e terapeutico di pubblico interesse ed una disciplinata dalla presente proposta di Legge: essa si pone come scopo lo sviluppo e la riabilitazione di potenziali funzioni dell’individuo, in modo da raggiungere una migliore integrazione sul piano e interpersonale e, conseguentemente, una migliore qualità della vita.
2. Lo Stato Italiano promuove l’applicazione della musicoterapia quale elemento di sostegno per un pieno e sano benessere e sviluppo delle capacità del singolo individuo e della comunità.

ART. 2 – DEFINIZIONI
Ai fini della presente legge si intende per:
a) musicoterapia: l’uso della musica e dei suoi elementi – suono, ritmo, melodia ed armonia per opera di un soggetto qualificato in rapporto individuale o di gruppo, all’interno di un processo definito per facilitare e promuovere la comunicazione, le relazioni, l’apprendimento, la mobilizzazione, l’espressione, l’organizzazione ed altri obiettivi terapeutici degni di rilievo nella prospettiva di assolvere ai bisogni fisici, emotivi, mentali, sociali e cognitivi;
b) musicoterapista: un soggetto esperto nella comunicazione espressivo-sonora nell’area preventivo-riabilitativa, in possesso di diploma di conservatorio o di adeguata formazione musicale, che abbia svolto un corso triennale di impostazione multidisciplinare socio-psicopedagogico-medico-musicale e un congruo numero di ore di tirocinio (di un anno) presso strutture pubbliche, o convenzionate, o del privato sociale, della formazione primaria o della riabilitazione, con supervisione clinica e di musicoterapia.

ART. 3 PROFILO DEL MUSICOTERAPISTA
Il Musicoterapista :

è l’esperto nella comunicazione espressivo-sonora nell’area preventiva, riabilitativa e socio-sanitaria. Egli possiede una preparazione teorica e pratica musicale, relazionale ed artistica che si basa su una metodologia dinamica per l’applicazione di tecniche e strategie collegate all’impiego del suono che facilitano la comunicazione e la relazione di ogni persona in terapia musicoterapica;
utilizza il linguaggio non verbale artistico-sonoro-musicale, l’improvvisazione corporea, vocale e strumentale e l’ascolto del linguaggio musicale, costruendo una dimensione artistico-espressiva che facilita il cambiamento e l’attivazione;
effettua una valutazione musicoterapica e funzionale del soggetto e definisce il programma educativo e/o riabilitativo;
ove necessario, limitatamente a determinati ambiti della funzione terapica, opera in riferimento alla diagnosi del medico, in collaborazione con le altre figure socio-sanitarie se previste.
ART. 4 AREA FUNZIONALE DEL MUSICOTERAPISTA
1. Il Musicoterapista esercita la propria attività nell’ambito (degli operatori) socio-sanitario e nell’area della riabilitazione socio-sanitaria e psico-pedagogica.

2. Il Musicoterapista espleta una:
a) funzione preventiva: disturbi di iperattività nell’età della scuola primaria; comportamenti ai limiti con la patologia del periodo adolescenziale o come gestione di atteggiamenti disadattivi degli adolescenti; sedazione della madre in gravidanza; miglioramento della relazionalità e della socializzazione nei soggetti normodotati;
b) funzione riabilitativa: ritardo mentale lieve e medio-grave; deficit sensoriali: ipovedenti/non vedenti, ipoacusici; disturbi relazionali, dello sviluppo e del linguaggio dell’infanzia; patologie neuromotorie dell’infanzia; patologie neurologiche dell’adulto; coma lieve e post-coma; patologie psichiatriche dell’adulto; comunicazione non verbale mediata dal suono e dalla musica(sonora) nei Dipartimenti di Salute Mentale, in Centri e Comunità terapeutiche per tossicodipendenti, in Centri per il trattamento delle demenze negli anziani;
c) funzione socio-sanitaria: attenuazione dell’ansia del paziente ospedalizzato; lenizione delle sofferenze dei malati terminali; gestione del potenziale disagio psicologico degli operatori; supporto affettivo-relazionale ai ragazzi inseriti nelle case famiglia.

Art. 5 – FORMAZIONE DI BASE

La formazione di base del musicoterapista consiste in un corso che preveda almeno novecento ore di lezione e laboratori in un triennio e trecento ore di tirocinio presso strutture pubbliche o private convenzionate o private della formazione primaria o della riabilitazione, con supervisione clinica e di musicoterapia.
I corsi di Musicoterapia sono organizzati da istituti di formazione o dalle Università o da Dipartimenti equiparati all’Università. Il Titolo di Musicoterapista equivale a diploma accademico di primo livello.
Per accedere alla formazione del musicoterapista, l’aspirante deve essere in possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado ed aver conseguito il diploma di conservatorio statale. E possibile l’accesso alla formazione a coloro che abbiano conseguito la laurea in medicina, la laurea magistrale in psicologia o la laurea magistrale in Scienze dell’Educazione e della Formazione, laurea in materie umanistiche con tesi in ambito musicoterapico, musicale, psicopedagogico, educativo, unitamente ad (ed) una buona conoscenza della musica da accertarsi con apposito test preliminare al corso di formazione.
La formazione professionale del musicoterapista prevede l’acquisizione delle seguenti conoscenze e capacità di:
area medica:
conoscenza delle sintomatologie inerenti le patologie trattate – nuclei espressivi;
conoscenza del SNC ; elementi di clinica psichiatrica.
b) area psicologica

conoscenza dei concetti base della psicologia generale e dell’età evolutiva;
conoscenza dei concetti inerenti il campo delle relazioni e delle dinamiche di gruppo;
psicopatologie.
c) area musicale

- capacità di esprimere e creare con voce e con strumenti musicali nel qui ed ora in forme convenzionali e non convenzionali;
- capacità di improvvisazione;
- conoscenze musicologiche/semiologiche della musica colta e popolare finalizzate alla capacità di decodifica dei fenomeni sonoro-musicali.

d) area musicoterapica
- capacità di individuare i bisogni del paziente,
- capacità di elaborare ipotesi di trattamento relative ai bisogni del paziente;
- capacità di formulare obiettivi circa il trattamento;
- capacità di identificare le tecniche musicali pi adatte alla problematica;
- capacità di formulare osservazioni del processo musicoterapeutico in itinere e a valle per la quantiqualificazione dei risultati ottenuti;
- capacità di auto-osservazione delle componenti emotive implicate nella relazione sonora paziente/terapista.

Art. 6 – REGISTRO PROFESSIONALE DEI MUSICOTERAPISTI.

1. E’ istituito presso il Ministero della Salute il registro professionale nazionale dei musicoterapisti, organizzato in registri professionali regionali costituiti presso ogni regione e provincia autonoma, nell’ambito dell’assessorato competente.

Al registro professionale dei musicoterapisti possono iscriversi coloro che abbiano conseguito con successo la formazione di base di cui all’articolo 5 della presente legge e coloro che abbiano i requisiti previsti nelle norme transitorie.
Il Musicoterapista iscritto al registro professionale deve annualmente maturare un minimo di crediti formativi, da stabilire con decreto del Ministro della Salute, da emanarsi entro trenta giorni dalla costituzione del registro professionale nazionale.
Art. 7 – OSSERVATORIO NAZIONALE DEI MUSICOTERAPISTI

Il Ministro della Sanità con proprio decreto costituisce, entro novanta giorni dalla pubblicazione della presente legge, l’Osservatorio Nazionale di Musicoterapia – O.N.M.- .
L’O.N.M. svolge funzioni di studio, monitoraggio e indirizzo utili per l’attività del musicoterapista.
Dell’O.N.M. fanno parte:
un rappresentante del Ministero della Sanità con funzioni di coordinatore;

un rappresentante del Ministero dell’Istruzione;

un rappresentante del Ministero per le Pari Opportunità;

tre rappresentanti nominati dalla Conferenza permanente Stato-Regioni ed autonomie locali;

due musicoterapisti esperti nominati dal Ministro della Sanità.

Art. 8 – NORMA TRANSITORIA

Possono iscriversi al Registro Professionale Nazionale dei Musicoterapisti, ed esercitare la professione di Musicoterapista, coloro che entro dodici mesi dalla pubblicazione della presente legge dimostreranno, mediante idonea certificazione e documentazione, di essere in possesso di almeno uno fra i seguenti requisiti :

di essere dipendente di una struttura pubblica o privata convenzionata nella qualità di musicoterapista o musicoterapeuta per un periodo minimo di anni cinque e per almeno novanta giorni lavorativi per ogni anno;
di essere congiuntamente in possesso di diploma quinquennale di scuola media superiore, diploma di conservatorio musicale statale o adeguata formazione musicale, frequenza con successo di un corso di formazione di musicoterapia di minimo seicento ore documentate ed una attività musicoterapica in strutture pubbliche o private convenzionate;
di essere congiuntamente in possesso di laurea in medicina, psicologia, scienze dell’educazione e della formazione, laurea in materie umanistiche con tesi in ambito musicoterapico, musicale, psicopedagogico, educativo, lauree di terapie, unitamente alla frequenza di minimo trecento ore di seminari formativi di musicoterapia ed una attività applicativa in strutture pubbliche o private convenzionate di minimo trecento ore;
attività scientifica esperienziale con un minimo di cinque pubblicazioni associata alla attività di musicoterapista o musicoterapeuta per almeno trecento ore, in strutture pubbliche e private convenzionate e un percorso formativo musicoterapico di almeno seicento ore;
attività interistituzionali con università e centri di formazione e ricerca riconosciuti del settore a livello internazionale nel campo della musicoterapia, con almeno trecento ore di formazione musicoterapica e trecento ore di attività in qualità di musicoterapista o musicoterapeuta in strutture pubbliche o private convenzionate.